TRIARTIS

ASSOCIAZIONE PER LA TRIARTICOLAZIONE SOCIALE

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martedì, 24 febbraio 2009



A QUALI ESIGENZE RISPONDE
LA RICERCA SCIENTIFICO-SPIRITUALE
ORIENTATA ANTROPOSOFICAMENTE?

di Fabio Alessandri

    La nostra epoca è segnata da una forte spinta verso la ricerca di una dimensione spirituale dell'esistenza. Questa spinta sembra porsi in un primo momento in aperta contraddizione con il pensiero scientifico sviluppatosi negli ultimi secoli. Si ritiene generalmente che il rigore di pensiero al quale dobbiamo le straordinarie scoperte scientifiche che sono a fondamento della nostra civiltà non possa essere il punto di partenza per la conquista di un rapporto significativo con una possibile dimensione spirituale. Scienza e religione (intendendo quest'ultima nel senso etimologico del termine, re-ligere, cioè come pratica intesa a ristabilire un legame cosciente tra realtà materiale e dimensione spirituale) appaiono oggi come due domini separati, nei quali valgono principi diversi e tra i quali non si può stabilire niente di più di un rapporto di buon vicinato. L'enorme diffusione a cui negli ultimi decenni abbiamo assistito di pratiche intese a soddisfare un bisogno allargato di spiritualità (qualsiasi significato si voglia attribuire a questo termine) mostra inequivocabilmente come tale bisogno non abbia trovato risposta nella ricerca scientifica contemporanea. Sembra che questi due ambiti ugualmente indispensabili alla vita umana - religione e scienza - siano destinati a svilupparsi su binari paralleli senza mai incontrarsi, nonostante i molti sforzi fatti per trovare punti di contatto significativi.
    La scienza dello spirito antroposofica vuole invece indicare proprio il cammino lungo il quale chiarezza e rigore di pensiero possono trovare l'accesso diretto alla realtà spirituale. Per intraprendere tale cammino però è necessario essere in grado di trasformare il proprio modo di pensare (e di conseguenza di sentire e di volere), per avviarsi su un percorso di autoeducazione che coinvolga tutto il nostro essere e ci consenta di ricomporre in unità il dissidio tra mente e cuore, tra ragione e sentimento, la cui riconciliazione apre prospettive insospettate per l'individuo e per la società. Si tratta anzitutto di sviluppare coscientemente la capacità di adeguare il nostro pensare alla realtà che ci circonda, esercitandosi pazientemente in una percezione esatta e in un pensare rigoroso che nulla concedono alle distrazioni suggerite dal flusso indeterminato della coscienza associativa.
    La nostra vita è un continuo fluttuare incontrollato di impressioni e di immagini di pensiero. Questo flusso di coscienza è stato spesso identificato erroneamente come il processo caratteristico dell'essenza più vera dell'uomo. Il tentativo fatto da alcuni pensatori di mettere ordine nei contenuti della coscienza per mezzo di un pensare rigoroso è stato spesso visto con sospetto - si pensi alla figura di Simone Weil (1908-1943), considerata da molti suoi contemporanei come una specie di essere alieno, a causa della sua straordinaria tensione conoscitiva e intellettuale -, quasi si trattasse di istituire nella coscienza una specie di regime totalitario della ragione a detrimento delle istanze del sentimento. E si è voluto altrettanto spesso, nel tentativo di dare voce alle ragioni del cuore, privilegiare il pensare associativo, quasi come rivendicazione nei confronti del pensare scientifico (distinto dal pensare rigoroso a cui vogliamo qui riferirci), che ha cercato di ridurre l'essere umano ad una realtà unicamente soggetta a peso, numero e misura. Ma l'operazione tentata in questo senso (pensiamo ad esempio ai padri della psicanalisi) non ha portato a risultati definitivi, e ha mostrato tutta la sua inadeguatezza. L'animo umano, che non si era piegato alle forzature scientiste della seconda metà dell'Ottocento, non ha trovato piena comprensione neanche nelle indagini dei ricercatori dell'inconscio.
    Con la scienza dello spirito antroposofica inaugurata da Rudolf Steiner (1861-1925), le cui radici affondano nell'opera di Goethe, Schiller, Fichte, Hegel, sorge la possibilità di ricucire lo strappo  determinato dall'allontanarsi tra loro di scienza e religione, caratteristico dell'epoca moderna. Si tratta di compiere uno sforzo "scomodo", di imparare cioè con pazienza e perseveranza a regolare il corso dei propri pensieri, armonizzandoli da un lato col contenuto percettivo del mondo, dall'altro con il nostro agire; una scuola di pensiero, di sentimento e di volontà che può portare a cogliere la realtà soprasensibile nella vita di tutti i giorni - sempre che si sia in grado di abbandonare ogni rappresentazione preconcetta di ciò che deve costituire il contenuto dell'esperienza spirituale.
postato da: fucinadelleidee alle ore 21:58 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: da leggere

Commenti
#1    12 Giugno 2009 - 18:11
 
Bellissimo, pienamente condivido e
Buon Proseguimento
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